Oggi ho avuto a pranzo mia cognata, che entro qualche mese mi regalerà la gioia di diventare zio. Sapendo che incinta i primi due problemi che mi sono posto sono stati se ci fosse qualcosa che le dava fastidio mangiare (in gravidanza molte donne mostrano fastidio verso cibi o odori che solitamente non danno problemi) e se fosse risultata negativa al test della toxoplasmosi. Vediamo perché.
La toxoplasmosi è una zoonosi (malattia trasmissibile dagli animali all’uomo) causata da un protozoo che infetta mammiferi e uccelli, ma anche mosche e vermi: il Toxoplasma gondii.
Questo parassita ha come animale serbatoio (così definito quell’animale in cui un agente patogeno vive e si replica, a volte senza scatenare la malattia) il gatto. Il toxoplasma, infatti, effettua all’interno del tratto intestinale del gatto il suo ciclo di riproduzione sessuata, mentre la sua riproduzione asessuata avviene nel tratto extra-intestinale di mammiferi e uccelli (gatto compreso). Solitamente il gatto viene infettato a causa della sua alimentazione, cibandosi di piccoli roditori che veicolano la malattia. Al termine della fase sessuata, le oocisti, contenenti i cosiddetti sporozoiti (cellule che possono da sole dare luogo allo sviluppo di un nuovo parassita, non come la riproduzione asessuata in cui una cellula si divide per dare luogo a due nuovi parassiti). Pensate che le oocisti, una volta emesse all’esterno, possono rimanere attive e vitali per circa un anno. Queste vengono quindi ingerite da altri animali che costituiscono i cosiddetti ospiti intermedi.
Quando il toxoplasma arriva a contatto con la cellula usa una sorta di trapano per entrarvi all’interno e nutrirsi del citoplasma, ovvero la parte della cellula che contiene tutte le sostanze nutritive e le proteine.
Avere un gatto, però, non significa necessariamente la certezza di contrarre la toxoplasmosi ma sicuramente risulta essere un fattore di rischio da non trascurare. Veicoli comunque molto pericolosi risultano essere carni crude, come gli insaccati, o non troppo cotte, verdure lavate poco e alimenti freschi non pastorizzati. (come i latticini).
L’uomo può manifestare la toxoplasmosi in due forme distinte, quella acquisita e quella connatale. Casi di schizofrenia causata dall’infezione da toxoplasma sono stati descritti.
La forma acquisita è quella in cui l’infezione viene contratta per ingestione delle ovocisti tramite carni crude o poco cotte oppure verdure crude non lavate. Molto più rara è l’ingestione di ovocisti a seguito del contatto diretto con oggetti contaminati. Giunte all’interno dell’ospite, le ovocisti seguono la linea asessuata della loro riproduzione. Si diffondono nei diversi distretti dell’organismo attraverso il sangue e generalmente il decorso dell’infezione induce sintomi clinici, come febbre, ingrossamento dei linfonodi e mal di testa. Questa costituisce la fase primaria dell’infezione. Nella seconda fase, il toxoplasma forma delle cisti che rimangono “dormienti” nei muscoli e nel cervello, capaci di tornare attive in periodi di abbassamento drastico delle difese immunitarie. In caso di persone con sistema immunitario compromesso, come nel caso di malati di AIDS, forme gravi di polmoniti o epatiti, ad esempio, possono aggravare pesantemente il quadro clinico. Il periodo di incubazione della malattia varia da 7 a 30 giorni dopo il contagio. Quando una persona contrae la toxoplasmosi, la risposta immunitaria fa si che esso resti protetto per il resto della vita contro questo microrganismo, cosa molto importante in caso di donne in gravidanza.
Quando l’infezione da toxoplasma coinvolge una donna in gravidanza, che non sia mai venuta a contatto prima con il toxoplasma, gli effetti sul feto possono essere molto gravi e possono arrivare fino alla morte in utero. Per questo motivo la toxoplasmosi fa parte dei controlli, definiti TORCH (da TOxoplasma gondii, Rosolia, Citomegalovirus e Herpes simplex), che vengono fatti nelle donne in gravidanza all’inizio della gestazione. I danni possono interessare il bambino anche dopo la nascita con, ad esempio, ittero, encefalite, sordità o ritardo nello sviluppo psicomotorio. Una diagnosi precoce della malattia durante la gravidanza, associata a un idoneo trattamento antibiotico, può fare in modo che l’infezione si blocchi senza danni al feto. L’assenza di vaccini specifici, però, fa sì che il metodo più sicuro attualmente rimanga comunque la prevenzione.
I metodi migliori per evitare l’infezione non sono altro che le normali norme sanitarie: lavare la verdura, cuocere bene la carneo lavarsi le mani dopo aver toccato gli animali. Solitamente in gravidanza si raccomanda alle donne di evitare alimenti come insaccati o salsicce. Se in casa è presente un gatto, cambiare la letteria giornalmente può essere una buona prassi visto che l’ovocisti ha un’incubazione di circa 3 giorni. Prevenire anche l’infezione del gatto è possibile, evitando che l’animale possa cibarsi di carne cruda (nel caso, naturalmente, di gatti che vivono anche all’aperto).
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